Per ottimizzare la plastificazione di un polimero specifico o di un gruppo ristretto di polimeri è possibile sviluppare una vite a 3 zone modificando il rapporto di compressione, la lunghezza delle tre zone ed altri dettagli costruttivi.

Viti di plastificazione con un rapporto di compressione troppo basso creano il rischio di produrre degli infusi. Se invece il rapporto di compressione risulta troppo elevato si possono innescare processi di degradazione nella zona di compressione che col tempo determinano delle incrostazioni responsabili di punti neri e altri difetti che danno luogo a pezzi di scarto.

Le viti standard, che si possono acquistare con la pressa, oppure come ricambio, spesso sono viti con un rapporto di compressione medio in grado di plastificare tutti i polimeri, ma nella pratica possono risultare non idonee per il lavoro che devono fare.

Se non si desidera acquistare una vite Maxi Melt, a barriera oppure a 3 travasi, i vostri processi di plastificazione possono essere ottimizzati sviluppando un profilo ad un principio, senza miscelatore, dedicato alla plastificazione di un tipo di polimero specifico oppure ad un gruppo di polimeri con caratteristiche simili.

L’ottimizzazione del profilo vite riguarda la modifica:

  1. Delle lunghezze delle tre zone (alimentazione, compressione e metering);
  2. L’altezza delle creste nella zona di alimentazione e metering;
  3. I raggi delle creste lato contenimento e lato spinta;
  4. La larghezza delle creste;
  5. Il passo delle creste;

dedicata-2La vite ottimizzata rende più efficiente la plastificazione di un polimero oppure di un gruppo di polimeri, ma rende la vite dedicata e quindi non più universale. Per esempio una vite con elevato rapporto di compressione può risolvere il problema degli infusi con polimeri semicristallini, ma tende a sporcare la vite, e comunque non è idonea per la plastificazione di un amorfo in quanto causa surriscaldamento e quindi striature, deposito su vite e stampi.

Al contrario, una vite a basso rapporto di compressione è adatta alla plastificazione di polimeri amorfi oppure sensibili al surriscaldamento ma non è adatta alla plastificazione di semicristallini in quanto spesso si osserva una scarsa miscelazione, caratteristiche meccaniche scarse e difficoltà nel tenere sotto controllo le tolleranze.